Ho vissuto tanti anni in America. Ecco il conto, cari americani.
Cosa mi dà sui nervi di voi, cari americani
Oggi qualcosa di diverso: questo è il mio sfogo sugli USA. Perché in ogni posto del mondo che ho visitato, erano sempre gli americani in viaggio a lamentarsi di più del paese che li ospitava. Sì, proprio voi, cari americani. Ho scritto questo articolo soprattutto per voi, così provate sulla vostra pelle cosa vuol dire sentire uno straniero lamentarsi del vostro paese. Naturalmente lo faccio con leggerezza e senza cattiveria, e da persona che negli USA ci ha vissuto per tanti anni.
- 1Gli americani sono troppo suscettibili
- 2Tutto è “awesome”!
- 3Un sorriso non vuol dire PROPRIO NIENTE
- 4Le mance
- 5Prezzi falsi ovunque
- 6Marketing kitsch e aggressivo
- 7Consumismo sfrenato e spreco
- 8Le origini
- 9Controlli dei documenti e leggi assurde sull'alcol
- 10Vincono sempre le multinazionali, mai le piccole imprese
- 11Un paese pensato per le auto, non per le persone.
- 12Sempre di fretta.
- 13L'ossessione per i soldi
- 14Porzioni malsane
- 15Una visione distorta del mondo & l'eccezionalismo americano

Sia chiaro: in America ci sono tantissime cose che mi piacciono davvero. Ma ce n'erano anche troppe che mi davano sui nervi, e ogni tanto bisogna pur sfogarsi.
Non ho voglia di lamentarmi di politica estera o di economia. Qui si parla solo delle mie frustrazioni nella vita di tutti i giorni negli USA. Gli Stati Uniti sono un paese enorme ed è impossibile generalizzare su circa 342 milioni di persone, ma quelle che seguono sono le mie osservazioni dopo tanti anni negli USA.
1Gli americani sono troppo suscettibili
A volte mi chiedo se il politically correct sia scritto nella vostra Costituzione. Già alla mia prima visita ho capito in fretta che dovevo quasi sempre mordermi la lingua e (cosa ancora più irritante) che nessuno era diretto con me.

Sembra che esprimere la propria opinione sia un tabù gigantesco. Non puoi dire a un amico, chiaro e tondo, che ha fatto una cavolata. Nessuno ti dice che forse ti farebbe bene perdere qualche chilo (ovviamente in modo gentile e con affetto). E ci sono troppi giri di parole per evitare la verità scomoda.
Fino a un certo punto lo capisco: nel complesso gli USA fanno un ottimo lavoro nel contrastare la discriminazione delle minoranze etniche e nel frenare i discorsi d'odio. Ma a livello personale tutto questo annacqua troppo le cose.
Molti americani che ho conosciuto si sentono molto soli, e secondo me questo è uno dei motivi principali. Magari non troverai mai un fidanzato o una fidanzata se un amico che ti conosce bene, e a cui teoricamente stai a cuore, non ti dice le cose come stanno e perché sei così maledettamente insopportabile... così che tu possa finalmente cambiare! Offendere qualcuno senza motivo è solo aggressività gratuita, ma la critica costruttiva è proprio ciò a cui servono gli amici.
2Tutto è “awesome”!
Odio davvero la parola awesome (“fantastico”, “figo”, “pazzesco”). Un tempo significava “che incute timore” o “degno di venerazione” (“awe” vuol dire “timore reverenziale”), ma negli States non vuol dire... niente! Non significa nemmeno “buono”: è solo un riempitivo, come “ehm”, “boh” o “cioè”.

È LA parola americana cliché per eccellenza. E l'ho sentita così tante volte da farmi sanguinare le orecchie. Troppi aggettivi esageratamente positivi vengono lanciati a destra e a manca, fino a perdere qualsiasi significato.
E se chiedi a qualcuno “Come stai?”, la risposta sarà sempre “benissimo!” o “alla grande!”, anche quando non è affatto così.
Quando inizi a usare una positività così aggressiva, il significato si svuota e queste parole finiscono per diventare neutre. E allora cosa fai quando devi esprimere una positività vera? Ovviamente, se qualcuno dice “Mah, così così”, vuol dire che sta da schifo! Non credo che la parola “male” esista nel vocabolario degli americani. E il peggio è che questo fenomeno sta comparendo pian piano nell'inglese parlato in tutto il mondo, e lo odio!
3Un sorriso non vuol dire PROPRIO NIENTE
Quando incontro americani all'estero, una delle loro lamentele più frequenti è del tipo “Sui tram di Praga non sorride nessuno!” oppure “La cameriera era così maleducata! Non ha nemmeno sorriso!”

Accidenti, America! A me di voi irrita esattamente il contrario: sorridete troppo! Alla fine non ne posso più! Come faccio a capire se qualcuno lo pensa davvero? E perché diavolo uno sconosciuto sul tram dovrebbe sorridere come uno scemo mentre fa le parole crociate?
Quando sorridono gli europei, invece, vuol dire davvero qualcosa. I tedeschi, per esempio, non vanno in giro come in una pubblicità americana di dentifricio, e così, quando ero con loro, il loro sorriso illuminava la stanza. Sapevi che significava qualcosa e non potevi fare a meno di ricambiare. Magari avevi raccontato una battuta o una storia divertente, oppure eri innamorato, e così via.
Ma non serve in ogni singolo istante! Se in pubblico sorridi sempre, il sorriso perde ogni significato. Si dice che sorridere liberi endorfine, ma se la faccia resta sempre bloccata in quell'espressione, prima o poi il sogno di uno sballo naturale svanisce. Io preferisco migliorare la mia vita per avere un motivo per sorridere, invece di prendere in giro me stesso e il resto del mondo.
Anche se in questo articolo posso sembrare un po' brontolone (del resto le lamentele sono proprio il tema), il fatto che io dica quello che penso significa anche che, quando sembro felice, lo sono davvero. E capita spesso :) Ma non sempre!
4Le mance
Per voi sarà pure un vantaggio, ma a me dava tremendamente fastidio essere interrotto ogni tre minuti dal cameriere che mi chiedeva se andava tutto bene. Dovevo fingere un sorriso (del resto è il modo americano, vedi sopra!) e alzare il pollice perché mi lasciasse in pace, visto che avevo sempre la bocca piena. Davvero non ne capisco il senso. Se mi avete portato l'ordine sbagliato e all'improvviso mi accorgo che sto morendo per una reazione allergica al vostro cibo, ve ne accorgerete molto prima che passino quei tre minuti.

Proprio per questo mangiare fuori è sempre stata un'esperienza irritante per me. Nel resto del mondo puoi sempre chiamare il cameriere quando ti serve qualcosa. Se fosse un interesse sincero, o se la persona volesse solo essere gentile, andrebbe benissimo, ma non è così. In realtà sono solo sottili promemoria del fatto che vuole la mancia.
Questo mi faceva impazzire. Penso davvero che la mancia come fonte principale di guadagno sia ridicola. Se tanto devo pagare, allora mettetelo in quel dannato conto! Non è una maledetta mancia se è obbligatoria!!!
Una lamentela che sento ogni tanto riguarda quanto sia scortese il personale di sala altrove, e gli americani sostengono che dipenda dal fatto che non riceve mance. Invece di prendere la mancia, i camerieri guadagnano semplicemente uno stipendio come chiunque altro e fanno il loro lavoro. E se lo fanno abbastanza male, vengono licenziati. Ma a quanto pare, se non sorridi al cliente in continuazione come un campione del mondo, sei “scortese”.
Il concetto di mancia in sé mi sta benissimo, ma tutte le spiegazioni che ho sentito per la mancia obbligatoria non reggono appena se ne discute. Puoi descrivere camerieri e cameriere come lavoratori instancabili che si meritano quella mancia e hanno bisogno di più del salario minimo... ma allora insegnanti e infermieri? Perché a loro niente mancia? Perché non dare la mancia a chiunque abbia a che fare con te, tipo gli autisti dell'autobus, o perché non lasciare qualche spicciolo nel bidone per il netturbino? È incoerente: camerieri, parrucchieri e tassisti dovrebbero semplicemente chiederci quello che va pagato.
Qualcuno sosteneva, in modo ridicolo, che così costa meno perché il ristorante chiede di meno, ma la differenza la paghi comunque. A cosa porta tutto questo, però, è chiarissimo:
5Prezzi falsi ovunque
La mancia è solo la punta dell'iceberg. È tutta una gigantesca truffa di marketing per far credere ai clienti di pagare meno. Il prezzo sul menù non c'entra niente con quello che paghi davvero. Oltre alla mancia, ovviamente, si aggiungono anche le tasse.

Le tasse sono una necessità della vita, certo: senza, i governi di tutto il mondo non funzionerebbero. Ma allora perché nascondercele? Non riesco proprio a capire perché i negozi si rifiutino di includere le tasse nei prezzi. Il prezzo che espongono è praticamente inutile. Dice solo: “Questo è quanto incassiamo noi da quello che compri, ma in realtà devi pagare di più”.
Ma a me non frega niente di quanto guadagnate VOI. Io voglio sapere quanto devo pagare! Quanti soldi... devo... darvi? Devo davvero fare lo spelling?
La cosa più ridicola sono i cosiddetti “dollar store”. Se ho un solo dollaro in tasca, il dollar store mi rimanda indietro. Il dollaro è quello che incassano loro, non quello che pago io. Ci siete? L'unica cosa che conta è il punto di vista del negozio.
Mi hanno spiegato che dipende dal fatto che le tasse cambiano da uno stato all'altro (e a volte da una contea all'altra??). Verso una lacrima per le povere multinazionali che vendono prodotti in vari stati e non sono in grado di chiedere ai negozi o ai responsabili delle diverse zone, con la loro aliquota, di fare i conti delle tasse e stampare etichette con quell'aliquota per i loro milioni di clienti, solo perché alla multinazionale costerebbe un minimo di fastidio.
Abbiamo esattamente lo stesso prodotto venduto in tanti paesi europei diversi (spesso nella stessa confezione multilingue), eppure qualcuno in azienda ha trovato il tempo di inserire in anticipo i numeri in una calcolatrice (costata 1 euro) per dire alla gente quanto paga davvero.
Non è altro che un'enorme truffa di marketing. Fa sembrare i prezzi più bassi, ed è disonesto. Un metodo eccellente per farti credere di pagare meno, mentre il resto del prezzo spunta fuori solo quando tiri fuori i soldi. È una parte enorme di…
Visto, conto, tasse e residenza: il tuo trasferimento con Mount Bonnell Advisors.
6Marketing kitsch e aggressivo
Ogni volta che sono costretto a sorbirmi la pubblicità americana, vorrei cavarmi gli occhi con gli stuzzicadenti. Basta, vi prego!

La maggior parte degli americani nemmeno ci fa caso: gli spot passano in TV così spesso che ormai sono solo rumore di fondo. E questo significa che i pubblicitari devono inventarsi sempre di più per farsi notare, anche se negli USA, in base al CALM Act, le emittenti non possono alzare il volume medio degli spot sopra quello del programma che li circonda. È un circolo vizioso che fa impazzire qualsiasi non americano che non ci sia abituato. Secondo me questo circolo vizioso spiega in parte anche perché tanti americani parlano così forte: se la pubblicità ti urla addosso di continuo, prima o poi ti abitui a quel volume.
MA ASPETTA, NON È FINITA QUI!
Una sera ho deciso di guardare un episodio di House sulla TV via cavo. Fino ad allora avevo visto le serie americane solo su internet senza pubblicità, oppure in Europa con la pubblicità europea, a intervalli regolari...
Oh. Mio. Dio.
Ogni pochi minuti vieni strappato via dal programma, al punto che all'inizio la pubblicità sembra quasi far parte della puntata (in Europa c'è un'animazione che annuncia la pausa, o comunque qualcosa che avvisa gli spettatori che sta arrivando un'interruzione). Subito dopo vieni bombardato da spam irrilevante e immagini “awesome” di persone che praticamente hanno un orgasmo comprando il prodotto X (disponibile, ovviamente, solo adesso in offerta speciale!). E se si tratta di qualcosa di medico, ti leggono a raffica un testo che elenca tutti i disturbi immaginabili che potrebbero comparire come effetti collaterali. Ma almeno il modello sorridente è felice, quindi probabilmente non è poi così importante.
Ed è proprio questo il punto: gli americani sono dei geni del marketing. Impossibile negarlo. Ogni volta che andavo a comprare un cartone di latte, al supermercato qualcosa di insolito mi attirava verso una costosissima porcheria di cui non avevo alcun bisogno. O quasi la compravo, oppure la compravo davvero e uscendo dal negozio mi sentivo un perfetto idiota.
A Las Vegas basta guardare come sono progettati i casinò per capire con quanta abilità manipolano le persone. Niente finestre, niente orologi, uscite difficili da trovare, nessun modo di arrivare dove vuoi senza passare tra file di slot machine. Le macchinette stesse hanno luci scintillanti e musica vivace per attirare i clienti. Ti senti ipnotizzato. Sanno esattamente cosa stanno facendo, e i miliardi di dollari che incassano lo dimostrano.
Ma resta comunque manipolazione, e per chi di noi non è abituato a tutto questo chiasso è semplicemente kitsch. Ogni angolo degli USA è tappezzato di pubblicità o sponsorizzazioni, e adesso sono proprio contento di aver lasciato il paese. Basta chiamate registrate a caso su ogni telefono fisso (compresi quelli degli hotel che pagavo) per vendermi qualcosa, e basta volantini che mi intasano la cassetta delle lettere.
7Consumismo sfrenato e sprecone
Certi aspetti del consumismo sono difficili da evitare quando sei circondato di continuo dalla pubblicità, ma a volte le persone sono sprecone per colpa loro.

L'esempio migliore che mi viene in mente è tutta questa mania per Apple. Tantissimi americani sprecano un sacco di soldi per avere l'ultima versione di iPhone o MacBook. Comprarne uno va benissimo (anche a me piacciono i prodotti Apple), ci sono molti buoni motivi per farlo, e comunque mi serve un iPad per il mio lavoro tecnico con alcune app. Anche a me piace avere un buon smartphone e un buon portatile, e alla fine sono un consumatore proprio come te, se per caso hai un Apple.
Il problema nasce quando sostituisci l'iPhone 7 con un iPhone 8 senza alcun motivo, insieme a un gregge di milioni di altre pecore. Quello è consumismo insensato e sprecone allo stato puro.
Ne ho approfittato qualche anno fa, quando vivevo ad Austin e sul mercato c'era solo l'iPad originale. Ho aspettato l'annuncio dell'iPad 2 e, come previsto, su Craigslist spuntavano 20 nuovi annunci al minuto solo in città, di fanboy disperati che cercavano di vendere il loro iPad 1. Ho convinto un tizio a vendermi il suo, con custodia e tastiera Bluetooth, per un quarto del prezzo originale, appena due mesi dopo averlo comprato! Era disperato e doveva assolutamente avere l'ultima versione, un filo più sottile e veloce, con una fotocamera che ti faceva sembrare un perfetto idiota quando puntavi l'iPad su qualcosa, ma per il resto identica.
Io cambio smartphone solo quando si rompe per l'usura o quando mi cade per sbaglio nell'oceano, e così via. Anch'io sono un consumatore e ogni tanto compro cose che non mi servono, ma sostituire qualcosa che ho già con qualcosa di appena un po' migliore è una cosa che non riuscirò mai a capire.
A peggiorare le cose, a volte queste stesse persone dicono di non avere molti soldi, e intanto i prodotti Apple finiscono nella loro lista delle “necessità”. Il saputello da cui ho comprato l'iPad ha sospirato quando gli ho detto che lavoro faccio e quanto spesso viaggio per lavoro. Ha detto che avrebbe voluto avere i soldi per viaggiare. Io avrei voluto che avesse il buon senso di capire che gli avanzerebbero un sacco di soldi, se smettesse di sprecarli.
8Le origini
Ogni americano che incontri, in realtà, non è americano. È per un quarto polacco, per 3/17 italiano, poi dieci altri paesi a caso e, naturalmente, mezzo tedesco. Dato che la Germania è più omogenea, per me è difficile apprezzarlo, quindi, a essere sincero, non me ne frega proprio niente se il tuo trisnonno aveva un toelettatore per cani il cui coinquilino veniva dalla Germania. Davvero, non mi interessa.

Già il numero di persone che esclamavano “Oh mio DIO, anch'io!!” ogni volta che dicevo di venire dalla Germania era ridicolo. Io uso gli aggettivi di nazionalità in modo più restrittivo degli americani, quindi era sempre una delle mie piccole irritazioni preferite. Alla fine ho imparato che “Vengo dalla Germania” esprime quello che volevo dire meglio di “Sono tedesco”.
Non voglio dire che non rispetto le origini degli altri (un quadro variopinto rende un paese più interessante), ma quando la gente comincia a parlarne come se fosse una questione genetica, come se le origini italiane li rendessero più passionali e quelle irlandesi più bravi a bere, devo proprio alzare gli occhi al cielo.
Devo però aggiungere che è una questione di uso della lingua: per quanto ho capito, “tedesco” in realtà significa “tedesco-americano”. Va benissimo, ma quello che voglio dire è che chi viene davvero da quel paese (e ci è nato e cresciuto) lo trova fastidioso. Nessuna delle due cose è giusta o sbagliata, ma è importante capire che, parlando con qualcuno di quel paese, forse è più appropriato dire “Ho antenati tedeschi”. Soprattutto se si parlano altre lingue.
9Controlli dei documenti e leggi assurde sull'alcol
Sul serio. Giuro che non ho dodici anni. “Per favore, fatemi entrare in discoteca!” Ho visto perfino chiedere i documenti a persone di 60 anni. In nessun'altra parte del mondo mi chiedono un documento, ora che ho passato da poco i 40. A volte non avevo in tasca il passaporto (il documento più importante che possiedo, su cui non voglio rovesciare birra) e semplicemente non mi facevano entrare.

Trovo incredibile che si possa bere solo dai 21 anni, mentre si dà la patente a chi ne ha 16 e dai 18 si può comprare un fucile. Nella maggior parte degli stati non si può girare per strada con dell'alcol (ma se lo porti in un sacchetto di carta marrone mentre bevi, è tutto a posto). Leggi del genere mi sembrano senza senso.
10Vincono sempre le grandi catene, mai i piccoli negozi
Ci sono molti argomenti contro un mercato fatto solo da un piccolo gruppo di grandi aziende in concorrenza tra loro, ma la mia preoccupazione principale riguarda la disponibilità.

Se tutti comprano da mangiare solo da Walmart e Whole Foods, questi posti crescono e finiscono per essere separati da lunghi tragitti in auto. E in mezzo cosa resta? Il deserto.
Un giorno ero in centro a Chicago e volevo semplicemente comprare qualcosa da mangiare, ma dopo un'ora a piedi l'unica opzione economica era Dunkin’ Donuts. A Chicago ci sono tanti locali economici, ma devi andarci in macchina oppure trovarti in un quartiere preciso pieno di ristoranti (e saperlo in anticipo). Semplicemente c'è troppa concorrenza tra le grandi catene perché i negozi più piccoli riescano a diffondersi comodamente in città.
Lasciami invece in una qualsiasi grande città europea e in pochi minuti trovo qualcosa da mangiare. Fai lo stesso negli USA, perfino in centro, se non è una zona di ristoranti e senza telefono né auto, e muoio di fame. Ed è uno dei fattori principali dietro uno dei miei problemi più grandi negli USA :(
11Un paese progettato per le auto, non per le persone.
Gli USA sono un posto terribile per i pedoni. Se non hai la macchina, è il posto peggiore al mondo in cui vivere.

I miei primi viaggi negli USA sono stati piuttosto faticosi: mi affidavo sempre ai mezzi pubblici (che in alcune grandi città sono almeno utilizzabili, ma secondo me non arrivano mai al livello di un paese industrializzato) oppure a qualcuno con cui all'epoca ero amico. Nella maggior parte delle città senza auto semplicemente non fai nulla. Con poche eccezioni (come San Francisco o New York), negozi, ristoranti economici, supermercati, negozi di elettronica e così via sono a miglia di distanza l'uno dall'altro.
Austin mi piace davvero, ma trovavo ridicolo che fosse considerata una delle città più “a misura di pedone” degli USA. Abitavo appena fuori dal centro, comunque raggiungibile a piedi, eppure un bel tratto del mio percorso era senza marciapiede. Il centro si poteva girare a piedi, ma la maggior parte delle persone viveva appena fuori e doveva arrivarci in macchina.
La cosa più inquietante era sentirmi molto solo mentre giravo per qualsiasi città americana. Spesso ero l'unico pedone dell'intero isolato, persino in pieno centro durante la settimana! Tutto il paese è pensato per salire in macchina, guidare fino a destinazione e scendere. Niente passeggiate.
Andare a zonzo sperando di trovare qualcosa da mangiare (come farei in qualsiasi città europea) era ogni volta una pessima idea, se prima non controllavi su Yelp.
Nelle visite più recenti ho noleggiato un'auto per gran parte del soggiorno e tutto è diventato molto più pratico, ma avevo davvero la sensazione di usare i piedi solo per l'acceleratore.
Per iscritto, quale visto fa per te e per la tua famiglia, preparato con gli avvocati del team specializzati in immigrazione.
12Sempre di fretta.
Per i miei gusti, negli USA troppe cose sono fatte di corsa. Il fast food ormai c'è ovunque nel mondo. Ma qui anche in un locale elegante ti portano il piatto meno di cinque minuti dopo l'ordine! Perché tutta questa fretta? Sembra che la gente non abbia la pazienza di investire tempo per migliorare le cose, se non c'è di mezzo un investimento di denaro.

Gli americani sono anche molto puntuali, perché il tempo è denaro, naturalmente. A tanti di loro farebbe bene godersi la vita e ogni tanto arrivare in ritardo perché si sono presi il loro tempo.
Nonostante tutta quella positività di facciata, trovo che gli americani siano il popolo più stressato e più infelice della Terra. Con tutte le risorse e tutti i soldi che hanno, sono più tristi di persone che conosco che faticano ad arrivare a fine mese, ma sanno vivere il momento.
Questa corsa verso il traguardo, verso il milione di dollari in banca o verso la promozione, e il modo in cui finisce per dominare tutta la vita, la trovo triste.
13L'ossessione per i soldi
Ho conosciuto troppe persone più interessate al saldo del conto che alla propria qualità di vita. Gente più ricca di quanto potrei mai immaginare, eppure depressa. Per loro, più soldi sembrano l'unico modo per risolvere i problemi.

Non viaggiano perché pensano che servano decine di migliaia di dollari (e non è affatto vero), e non si godono la giornata per paura di perdere un'occasione di business.
Nessun obiettivo è mai abbastanza grande: più ricchezza, più fama, più potere. È la natura umana e succede ovviamente in ogni paese del mondo, ma credo che gli USA la amplifichino molto, fino a farla diventare per alcuni lo scopo della vita e la priorità assoluta. Proprio questo atteggiamento, l'idea che di più sia sempre meglio, per me definisce la mentalità americana più di qualsiasi sorriso a trentadue denti.
14Porzioni esagerate
A parte il fatto che con le persone in sovrappeso non si parla con sincerità, il problema più grande è che nei ristoranti le porzioni sono davvero troppo abbondanti. Ogni volta che ordinavo anche solo una porzione piccola, uscivo completamente sazio. Per me “piccolo” significa tutt'altro che per gli americani. Quasi ovunque, se ti siedi e ordini qualcosa che non sia un antipasto o un'insalata, ti arriva più di quanto dovresti mangiare.

Da piccolo mi ricordavano sempre i bambini che morivano di fame in Africa, quindi mi sento in colpa se non finisco il piatto. Nei pochi mesi passati negli States è stato un disastro: sono ingrassato TANTISSIMO! Avrei dovuto chiedere quasi ogni volta una “doggy bag” (il contenitore per gli avanzi).
Ho imparato a non ordinare più bibite, perché quando i ristoranti offrono il refill gratis penso di doverne bere di più... tanto è gratis. Bleah!
15Una visione distorta del mondo e l'eccezionalismo americano
Per ultima, una cosa che mi dà proprio sui nervi è questa percezione distorta del ruolo dell'America nel mondo. Gli americani mi chiedono continuamente se non ho paura a viaggiare in Europa. Io ho trovato molto più inquietante camminare di notte in certe zone del centro di San Francisco o di Chicago che nei quartieri “malfamati” di Londra o Berlino, perché lì almeno c'è gente per strada.

E trovo abbastanza inquietante stare in un paese dove praticamente chiunque può comprarsi legalmente una pistola.
L'America ha una visione un po' strana di sé come “terra dei liberi”, e lo era sicuramente... 200 anni fa, rispetto agli altri stati occidentali dell'epoca (dimenticando ovviamente i problemi diffusi ovunque, come l'assenza di libertà per certe etnie e per le donne). Ma oggi gran parte dell'Europa occidentale è altrettanto libera, se non di più, e offre opportunità a persone di ogni livello. È vero che l'America è un posto migliore, con un tenore di vita più alto della maggior parte degli altri paesi, ma nel mondo occidentale libertà di espressione e tolleranza per tutti sono di norma la regola, e non solo negli USA.
Non esiste il paese migliore. E chi ripete di continuo che l'America è la numero uno, di solito è chi non è mai, o quasi mai, uscito dagli USA.
E se dicessimo semplicemente che l'America è grandiosa, o addirittura “awesome”? Penso che il patriottismo sia una bellissima qualità e che dovremmo essere tutti orgogliosi del posto in cui siamo nati.
Il nazionalismo invece (la convinzione che gli altri paesi siano inferiori) è una qualità terribile.
Se dopo questo sfogo hai ancora (o proprio adesso) voglia di America: nella nostra sezione Vivere negli USA raccontiamo anche i lati belli, per esempio nel confronto sul costo della vita tra Europa, Regno Unito e USA. Cosa fa un trasloco ai nervi lo leggi nell'articolo su trasloco e nervi.
Un'ora con il team: il tuo caso, le tue domande, una risposta chiara.
- Uno sfogo ironico, scritto dopo tanti anni negli USA e volutamente non sulla politica o l'economia, ma sulla vita di tutti i giorni.
- La suscettibilità, l'eterno awesome e un sorriso che non significa nulla rendono i rapporti faticosi.
- Mance, prezzi senza tasse, marketing aggressivo e consumismo sfrenato costano nervi e soldi.
- A tutto questo si aggiungono controlli dei documenti, grandi multinazionali, un paese fatto per le auto anziché per le persone, fretta, soldi e porzioni giganti.
- Alla fine c'è l'eccezionalismo americano: patriottismo sì, nazionalismo no.
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