Capitalismo sfrenato? Quello che paralizza davvero l'America è l'esatto opposto del libero mercato.
Il corporativismo non è il libero mercato
Fa parte della guida La libertà negli USA: cosa significa nella legge e nella vita di tutti i giorni
Chi pensa agli USA pensa al "capitalismo sfrenato", agli "eccessi dannosi del libero mercato" e al "neoliberismo". Ma è davvero così? Il sistema americano non è piuttosto un'oligarchia, una perversione del capitalismo a spese della collettività?

Anche l'Europa è controllata dal potere delle grandi aziende, ma negli USA questo processo è molto più avanzato. Qui possiamo tranquillamente parlare di dittatura delle corporation. Con la vera imprenditorialità non ha nulla a che vedere.
Negli USA lo Stato sembra servire non i cittadini, ma soprattutto gli interessi delle grandi aziende. E non fa differenza se al potere ci sono i democratici o i repubblicani: quando conta, entrambi i partiti fanno da scudo alle corporation.
1Cos'è il corporativismo?
2Corporativismo
Quando nel 2012 un candidato repubblicano alla presidenza ha detto davanti alle telecamere che, grazie a Barack Obama, gli USA erano "a pochi centimetri dal non essere più un'economia di libero mercato", c'era solo da scuotere la testa. Tanto più rinfrescante, allora, che un noto economista, addirittura un premio Nobel, chiarisca cosa si intende per corporativismo:

"Lo Stato amministrativo si è assunto la responsabilità di occuparsi di tutto, dai redditi della classe media alla redditività delle grandi imprese e al progresso industriale. Questo sistema... è... un ordine economico che risale a Bismarck alla fine dell'Ottocento e a Mussolini nel Novecento: il corporativismo."
Corporativismo è in origine un termine della scienza politica che descrive la partecipazione dei gruppi sociali alle decisioni politiche. Ne sono esempi il corporativismo fascista di Mussolini in Italia o il neocorporativismo sociale della Repubblica Federale Tedesca.
Edmund S. Phelps, professore alla Columbia University e premio Nobel per l'economia nel 2006, e il suo coautore Saifedean Ammous, professore associato di economia alla Lebanese American University, scrivono che l'economia americana da tempo non è più un libero mercato, eppure la colpa della crisi economica viene data proprio al libero mercato. (In realtà ci si dovrebbe chiedere se sia mai stato davvero libero.)
Phelps e Ammous condannano il corporativismo senza mezzi termini:
"Il corporativismo soffoca in vari modi le dinamiche che stanno dietro a un lavoro coinvolgente, a una crescita economica più rapida, a maggiori opportunità e a una maggiore inclusione. Così si tengono in vita imprese letargiche, sprecone, improduttive e influenti, a spese dei nuovi arrivati dinamici e degli outsider.
Inoltre, obiettivi dichiarati come l'industrializzazione, lo sviluppo economico e la grandezza nazionale vengono anteposti alla libertà economica e alla responsabilità dei singoli.
Oggi compagnie aeree, case automobilistiche, aziende agricole, media, banche d'investimento e hedge fund sono considerati troppo importanti per reggere da soli al libero mercato, e ricevono quindi aiuti dal governo 'per il bene comune'."
3Obiettivi scelti dallo Stato
Il punto cruciale nel ragionamento dei due studiosi è il riferimento al controllo statale del mercato. Troppe persone sono disposte ad accettare gli obiettivi fissati dal governo (come l'autonomia energetica), purché sia il "settore privato" a raggiungerli. Se non importa come si raggiungono gli obiettivi e conta solo che sia il governo a fissarli, si parla di statalizzazione.

I costi del corporativismo sono alti, e Phelps e Ammous ne elencano alcuni:
Imprese disfunzionali che sopravvivono nonostante la loro palese incapacità di servire i clienti; economie stagnanti con una crescita lenta della produzione, poco lavoro coinvolgente e opportunità insufficienti per i giovani; governi finiti in bancarotta per i loro sforzi di mascherare questi problemi; e la concentrazione della ricchezza nelle mani di chi ha abbastanza agganci per stare dal lato giusto del corporativismo.
La concentrazione della ricchezza nelle mani del top 1 %, dannosa per l'economia, è una conseguenza diretta del corporativismo. Lo Stato controllato dalle grandi aziende è in fondo una forma di sfruttamento, le cui vittime sono i lavoratori e i consumatori, che starebbero meglio (in termini assoluti e relativi) senza i privilegi anticoncorrenziali per i capi ben ammanicati e senza le recessioni provocate dallo Stato.
Gli autori sono ottimisti: il tempo giocherà contro il dominio delle corporation. Non ci si può aspettare che i giovani, cresciuti nel mercato decentralizzato e completamente aperto di idee e beni che è internet, si entusiasmino per un sistema che protegge le aziende affermate dalla concorrenza.
Inoltre "la legittimità del corporativismo svanisce insieme alla salute finanziaria dei governi che vi hanno fatto affidamento. Se i politici non riusciranno a smantellare il corporativismo, questo si seppellirà da solo sotto debiti e insolvenze…"
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4Capitalismo contro libero mercato
Del saggio di Phelps e Ammous non mi convince soprattutto l'uso di "capitalismo" per indicare il sistema economico corrotto dal corporativismo. Come molti altri, ritengono che un tempo la parola indicasse il libero mercato. A metà Novecento era certamente usata così.

Esisteva però un uso più antico (soprattutto di "capitalista"), coniato da liberali del libero mercato come Thomas Hodgskin, precedente a Marx, che lo associavano ai privilegi concessi dal governo alla classe dei detentori di capitale. Questa sfumatura non è mai scomparsa del tutto.
Si sarebbe tentati di liquidare tutto come semantica. Ma qui stiamo cercando di comunicare qualcosa, no? Il teorico libertario Roderick Long dimostra che non è solo una questione di semantica. Per Long il capitalismo è un anti-concetto, un termine che confonde le cose anziché chiarirle. Un tipo di anti-concetto è il "package deal", che "indica qualsiasi termine il cui significato nasconde il presupposto implicito che certe cose vadano insieme, quando in realtà non è così."
Con "capitalismo" la maggior parte delle persone non intende né soltanto il libero mercato né l'affermarsi del sistema neomercantilista. Intende piuttosto quel sistema di libero mercato che oggi prevale nel mondo occidentale.
In breve, il termine "capitalismo", come viene usato di solito, nasconde il presupposto che il sistema dominante sia un libero mercato. E poiché il sistema dominante è in realtà fatto di favori governativi al commercio, l'uso comune del termine implica che il libero mercato sia un sistema di favori governativi al commercio.
Secondo Long lo stesso vale per il socialismo: la maggior parte delle persone con questa parola non intende altro che "il contrario del capitalismo".
Se "capitalismo" è un package deal, lo è anche "socialismo". Esprime l'opposizione al libero mercato e l'opposizione al neomercantilismo, come se fossero la stessa cosa.
E credo che sia proprio questo lo scopo di questi termini: confondere i confini tra libero mercato e neomercantilismo. Questa confusione si impone perché fa il gioco dell'establishment statale: chi vuole difendere il libero mercato viene indotto più facilmente a difendere il neomercantilismo, e chi vuole combattere il neomercantilismo viene indotto più facilmente a combattere il libero mercato. In ogni caso lo Stato è al sicuro.
Riassumendo: il corporativismo è il sistema che minaccia più direttamente la libertà individuale (con le sue componenti militariste), e la parola capitalismo è troppo legata al corporativismo nella testa della gente per essere utile a chi difende il mercato liberato.
Altri articoli d'opinione e approfondimenti sul Paese li trovi nella sezione Vivere negli USA, per esempio Perché non sono più un conservatore e lo sfogo sugli americani.
Forma giuridica, Stato e conseguenze fiscali, prima di decidere.
- Negli USA lo Stato serve soprattutto gli interessi delle grandi aziende, che governino i democratici o i repubblicani.
- Corporativismo è un termine della scienza politica che indica la partecipazione dei gruppi sociali alle decisioni politiche e risale a Bismarck e Mussolini.
- Edmund S. Phelps e Saifedean Ammous mostrano come il corporativismo soffochi dinamismo, crescita e opportunità e concentri la ricchezza nelle mani dei ben ammanicati.
- La parola capitalismo confonde il confine tra libero mercato e neomercantilismo e così fa il gioco dell'establishment statale.
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