Gli italiani in Texas, dalla valle del Brazos a Galveston
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Quando si pensa agli italoamericani vengono in mente New York, Boston, Chicago, San Francisco. Quasi nessuno pensa al Texas. Eppure, secondo l'Handbook of Texas della Texas State Historical Association, all'inizio del Novecento le terre basse del fiume Brazos, attorno alla città di Bryan, ospitavano una delle comunità italiane più grandi degli Stati Uniti. Siciliani di Trapani e di Palermo coltivavano cotone nelle terre basse del fiume, e i loro nomi si leggono su strade, edifici, un aeroporto e perfino su due cittadine.
Nell'American Community Survey 2024 dello U.S. Census Bureau, 585.081 texani hanno dichiarato un'origine italiana: il Texas è il nono stato del Paese per numero di italoamericani. Questa è la storia di come ci sono arrivati.
Dal rivolo all'alluvione
I pochi italiani giunti in Texas tra Seicento e primo Ottocento, scrive lo storico Valentine J. Belfiglio nell'Handbook of Texas, erano soprattutto esploratori, avventurieri o missionari. Tra il 1880 e il 1920 il rivolo diventò un'alluvione. Nel 1870 in Texas risiedevano 186 italiani. Nel 1920 erano 8.024.
Facevano parte di un movimento più ampio: molti altri si stabilirono a New Orleans e dintorni, e la costa del Golfo divenne uno dei principali centri dell'emigrazione italiana. L'obiettivo era semplice e concreto: una vita migliore per sé e per la famiglia.
Ogni gruppo regionale trovò il suo posto:
- Siciliani nella bassa valle del Brazos e nella terraferma della contea di Galveston.
- Piemontesi nella contea di Montague, nel nord del Texas.
- Modenesi, veneti e piemontesi nelle miniere di carbone di Thurber.
- Lombardi sui cantieri della New York, Texas and Mexican Railway, la "Macaroni Line" tra Victoria e Rosenberg.
Col tempo nacquero comunità italiane anche a Houston, Galveston e San Antonio. All'inizio poche persone indicavano la strada e gli altri seguivano il loro consiglio; poi arrivarono le pubblicità delle ferrovie e delle compagnie di navigazione, e gli annunci sulla stampa in lingua italiana, ad aggiungersi alle lettere e al passaparola.
La valle del Brazos: la Sicilia del Texas
La storia più importante si svolge nella contea di Brazos, attorno a Bryan, il capoluogo che confina con College Station e la Texas A&M University. L'Handbook of Texas registra l'arrivo degli italiani nella contea negli anni Ottanta dell'Ottocento; il marcatore storico della Texas Historical Commission a Steele's Store parla di immigrati, soprattutto dalle province di Trapani e Palermo, che cominciarono a stabilirsi lì già negli anni Settanta.
Il marcatore, posato nel 1992 sulla FM 50 a Mooring, racconta il resto. La zona si chiamava in origine Mudville, per le frequenti piene del Brazos. Molte famiglie italiane costruirono grandi aziende agricole, e all'inizio del Novecento la comunità italiana di Steele's Store era una delle più grandi degli Stati Uniti. Una scuola di una sola aula, costruita nel 1889, fu poi sostituita da edifici più grandi man mano che la popolazione cresceva.
San Salvador e la festa di San Giuseppe
La comunità era in larghissima maggioranza cattolica. Fino al 1903 i sacerdoti arrivavano dalla chiesa di St. Anthony a Bryan; quell'anno fu costruita la chiesa di San Salvador, che divenne il cuore della comunità. Lì, ogni marzo, si celebravano le tradizionali feste siciliane in onore di San Giuseppe. Secondo il marcatore, posato nel 1992, molti discendenti delle famiglie pioniere italiane vivevano ancora nella zona.
L'Handbook of Texas descrive come si è formata questa società: gli insediamenti siciliani iniziali si allungarono lungo il fiume e poi si allargarono alle comunità vicine. I pilastri erano tre, tutti nati in Europa e trasformati in Texas: la chiesa degli immigrati, la stampa in lingua italiana e le società di mutuo soccorso.
Biagio Varisco: da Poggioreale a 3.100 acri
Una vita racconta tutta questa storia. Biagio Varisco, detto "Brazos", nacque a Poggioreale, in provincia di Trapani, il 12 ottobre 1902. Nel 1907 arrivò a Bryan con la madre per raggiungere il padre. Diventò uno dei grandi agricoltori della contea: arrivò a possedere 3.100 acri di terra, 2.300 dei quali a cotone. Con il padre e il fratello Giuseppe comprò una sgranatrice capace di lavorare 2.000 balle di cotone all'anno, e acquistò cinque aerei per i trattamenti agricoli.
Con la ricchezza delle terre basse del Brazos, Varisco fece crescere il centro di Bryan. Costruì il Varisco Building e nel tempo diventò proprietario di molti altri edifici del centro. Fu direttore della camera di commercio di Bryan. Sposò Lucille Scardino nel 1924 e diventò cittadino americano nel 1929. Morì a Bryan il 25 luglio 1970. Portano il suo nome il Varisco Airport di Bryan e Varisco, una comunità rurale nella parte occidentale della contea di Brazos.
Dickinson: il giardino della contea di Galveston
Il Brazos dava la terra, ma sapeva anche toglierla. Secondo l'Handbook of Texas, un grande gruppo di siciliani stabilitosi nella zona di Bryan nel 1894 fu costretto ad andarsene da una serie di alluvioni. Nel giugno 1899, quando Highbank, due miglia a est del Brazos, finì sott'acqua, i siciliani si trasferirono a Dickinson, nella contea di Galveston.
Ad aiutarli fu Clemente Nicolini, titolare di un'attività di import-export a Galveston e console d'Italia, proprietario di terreni proprio a Dickinson. Nel 1905 visitò Dickinson anche l'ambasciatore d'Italia negli Stati Uniti, il barone Mayor des Planches, che cercava luoghi adatti per i tanti italiani appena arrivati e stipati nei caseggiati delle città dell'Est. Alla stazione lo accolsero circa 150 italiani, e quell'accoglienza lo convinse che Dickinson era un posto eccellente per l'insediamento italiano.
All'inizio del Novecento Dickinson era chiamata "il giardino della contea di Galveston" e diventò famosa come Strawberry Capital of the World, la capitale mondiale della fragola. John Falco fu il primo presidente dell'associazione dei coltivatori di Dickinson. Nel 1917 Frank Emmite e John Falco fondarono la Dickinson Ice and Fuel Company e misero a punto un sistema per produrre ghiaccio dai pozzi artesiani.
Un'altra storia piccola e bellissima: l'immigrato Joseph Peter Giacchino costruì casa nel quartiere Nicholstone nel 1929 e accanto aprì un piccolo negozio di sementi. Fu l'unico fabbro della contea per trentadue anni, dal 1930 alla morte nel 1962, e la figlia Caroline Mallory portò avanti il negozio per altri trentacinque anni. Nel 2019 la Dickinson Historical Society trasferì il negozio nel parco del museo ferroviario per conservarlo. Nel 2020 la comunità siciliana organizzò il primo Dickinson Little Italy Festival of Galveston County.
La Macaroni Line
Non tutti gli italiani del Texas erano contadini. La New York, Texas and Mexican Railway fu ideata dal conte Joseph Telfener, ingegnere e finanziere italiano, con il suocero Daniel E. Hungerford, per collegare New York a Città del Messico. Il Texas fu scelto come punto di partenza per le generose concessioni di terra che lo stato offriva a chi costruiva ferrovie.
Il conte fece arrivare dall'Italia circa 1.200 operai, sperando che restassero e comprassero terra lungo i binari. Le paghe andavano da 1,50 dollari al giorno per il lavoro comune fino a quattro dollari per alcune mansioni specializzate, e Telfener pagava il viaggio, il cibo, le coperte e l'alloggio finché non potevano cominciare a lavorare. La linea prese il soprannome di "Macaroni Line". Nel 1882 furono completate novantuno miglia di binari tra Rosenberg e Victoria. La maggior parte degli italiani di Victoria County, nota l'Handbook of Texas, tornò in Italia o si spostò altrove una volta finito il lavoro.
Thurber: la città del carbone
Settantacinque miglia a ovest di Fort Worth, nella contea di Erath, sorgeva Thurber. Tra il 1918 e il 1920 contava forse tra 8.000 e 10.000 abitanti ed era la principale città mineraria di carbone bituminoso del Texas. L'isolamento costrinse i proprietari a reclutare minatori in altri stati e oltreoceano, e un gran numero arrivò dall'Italia.
La città aveva scuole, chiese, negozi, un teatro d'opera con più di 650 posti, un albergo di 200 stanze e l'unica biblioteca della contea. Nel settembre 1903 più di 1.600 lavoratori si iscrissero alla sezione locale della United Mine Workers e Thurber diventò nota come l'unica città del Paese interamente sindacalizzata. Quando le locomotive passarono dal carbone al petrolio, le miniere chiusero; negli anni Venti molti italiani tornarono in Italia. Alla fine degli anni Trenta Thurber era una città fantasma, e nel 2000 risultava avere otto abitanti.
San Antonio, Laredo e un'eredità di bronzo
L'Handbook of Texas ricorda che parchi, aeroporti, strade e intere comunità portano i nomi di immigrati italiani: Bruni Park a Laredo, il Varisco Airport a Bryan, Liggio Street a Dickinson, Laneri Street a Dallas, e le cittadine di Varisco e Bruni.
Sam Lucchese e gli stivali da cowboy
Sam Lucchese nacque in Sicilia nel 1868 ed emigrò negli Stati Uniti nel 1883. A San Antonio aprì con i fratelli la Lucchese Boot and Shoe Factory, puntando su qualità, quantità e macchinari sempre nuovi. Nel 1919 la fabbrica produceva trentacinque paia di stivali su misura al giorno. Con i guadagni investì in immobili e nel 1912 comprò il Teatro Zaragoza, cuore del teatro in lingua spagnola della città. La famiglia fece stivali per altre due generazioni, finché il nipote vendette la Lucchese Boot Company nel 1970. La figlia Josephine Lucchese diventò una cantante d'opera nota in tutto il Paese.
Antonio Bruni, l'emiliano di Laredo
Antonio M. Bruni nacque il 19 settembre 1856 a Bozzi, in Emilia-Romagna. Rimasto orfano da bambino, nel 1872 raggiunse uno zio a San Antonio e cinque anni dopo aprì un emporio a Laredo con il fratello Luigi, con un secondo negozio a Nuevo Laredo. Diventò allevatore, banchiere e amministratore pubblico della contea di Webb. Su uno dei suoi ranch fondò una cittadina e la chiamò Bruni. Alla sua morte, nel 1931, i suoi ranch superavano i 200.000 acri.
Pompeo Coppini, lo scultore del Texas
Pompeo Coppini nacque a Moglia, in provincia di Mantova, il 19 maggio 1870, studiò all'Accademia di Belle Arti di Firenze e arrivò negli Stati Uniti nel 1896 con pochissimi soldi e senza sapere l'inglese. Nel 1901 si trasferì in Texas. Sue sono la Littlefield Fountain all'Università del Texas ad Austin, il monumento a Sam Houston a Huntsville e il cenotafio agli eroi dell'Alamo in Alamo Plaza a San Antonio, realizzato tra il 1937 e il 1939. Negli Stati Uniti Coppini ha firmato trentasei monumenti pubblici, sedici statue ritratto e circa settantacinque busti. Il suo studio di San Antonio è diventato un museo dedicato a lui e alla sua allieva Waldine Tauch.
Da 186 a 585.081
I numeri riassumono il viaggio. Nel 1870 gli italiani in Texas erano 186. Nel 1920 erano 8.024. Nel 1980 erano 189.799 i texani che dichiaravano un'origine italiana. Nell'American Community Survey 2024 sono 585.081.
Gli italiani del Texas impararono a coltivare cotone e mais sulla terra texana, a parlare inglese, ad adattarsi a un ambiente nuovo. Comprarono terra, aprirono attività, si spostarono dove c'era lavoro. Se stai pensando al Texas come tua nuova casa, sappi che non sarai il primo italiano a farlo: a Bryan, a Dickinson e a San Antonio c'è chi lo ha fatto più di un secolo fa.
Per il quadro generale leggi Ellis Island e la grande emigrazione italiana e Little Italy e il contributo italiano all'America, oppure torna alla pagina Gli italoamericani.